Il Confucianesimo, un'etica morale per l'individuo e lo Stato
Considerata la religione più antica della China, il Confucianesimo fa parte dei «Tre Insegnamenti» insieme al Taoismo e al Buddhismo. Principalmente derivato dall'eredità del saggio Confucio, questo filone di pensiero possiede ancora oggi una grande influenza sulla società cinese e su una parte dell'Estremo Oriente.
Considerata la religione più antica della China, il Confucianesimo fa parte dei «Tre Insegnamenti» insieme al Taoismo e al Buddhismo. Principalmente derivato dall'eredità del saggio Confucio, questo filone di pensiero possiede ancora oggi una grande influenza sulla società cinese e su una parte dell'Estremo Oriente.
Confucio, il fondatore
Nato intorno al 551 avanti Cristo a Qufu (Provincia dello Shandong, China), Confucio è stato il primo grande filosofo cinese insieme a Lao Zi. Se quest'ultimo, secondo la storia comunemente accettata, ha lasciato dietro di sé il Taoismo, Kong Zi (o Kong Fu Zi) con il suo nome cinese, è ritenuto aver fatto germogliare il Confucianesimo.
Deceduto nel 479 avanti la nostra era, Confucio ha effettivamente redatto diversi testi che vennero canonizzati, ma è ai suoi principali discepoli, tra cui Mencio, che si devono le tracce della sua opera. A questo titolo, «I Colloqui», scritti da diversi discepoli del Maestro Kong Zi, rimangono la migliore fonte del suo insegnamento.
Una reinterpretazione delle saggezze antiche cinesi
Sistema filosofico più seguito in China con circa 150 milioni di fedeli, il Confucianesimo è un mélange di credenze antiche derivate dai Classici della civiltà cinese (Yi Jing o Libro dei Mutamenti, Shu Jing o Libro dei Documenti, Shi Jing o Libro delle Odi, Li Jing o Libro dei Riti e lo Chun-Qiu o La Primavera e l'Autunno) e della saggezza di Kong Zi.
Qest'ultimo, attraverso i suoi insegnamenti, non ha mai preteso di apportare una novità ma soltanto di spiegare nuovamente nozioni esistenti sin dai tempi antichi. Kong Zi sognava un ritorno all'età dell'oro del paradiso terrestre, che immaginava nel periodo della dinastia Zhou. In quel'epoca, i re saggi compivano un ordine morale celeste, e così mantenevano l'ordine sociale fonte di armonia. Per tornare a questo stato di fatto, Confucio preconizzava diverse regole di comportamento in società, che dovevano permettere un miglioramento collettivo.
Rifiutando di speculare sul divino, il filosofo non ha in alcun modo escluso le tradizioni religiose dal suo insegnamento. Così, il Confucianesimo si appoggiava fin dall'origine sul culto degli antenati, il rispetto delle tradizioni e dei rituali sacri. Ma più che una religione nel senso occidentale del termine, il Confucianesimo si rivela essere un modo di pensiero pragmatico soprattutto focalizzato sugli aspetti morale, civico e politico. Sono d'altronde evidenziati in questa dottrina i doveri dei potenti e i diritti dei deboli...
Un codice di condotta morale, un'etica sociale e politica
Per Confucio, l'uomo dispone di una natura positiva, il male sviluppandosi a partire dall'ignoranza. Da qui l'importanza per l'uomo di educarsi e seguire un'etica morale, come fece lui stesso il Maestro dopo la morte dei suoi genitori, e malgrado scarse risorse economiche.
La ricerca della saggezza e della virtù individuale permette di avanzare verso l'armonia del gruppo, dunque della società e per estensione dello stato. Per questo, Kong Zi ha definito diverse tappe successive: lo sviluppo del sapere, la sincerità nel pensiero, la riforma del cuore, la cultura della personalità, la regolamentazione delle famiglie, il governo giusto degli Stati.
Il Confucianesimo, così, è soprattutto una guida di buona condotta sociale per il popolo, ma anche politica per i sovrani. Queste regole, più che dei vincoli, devono essere degli aiuti e non impedire che la personalità propria di ciascuno si esprima.
Attraverso il suo insegnamento, Kong Zi ha d'altronde lasciato diverse frasi rimaste celebri oggi:
«Non fare agli altri quello che non vorresti che facessero a te» «L'uomo onesto è diritto, ma non rigido.» «Chi non sa cosa sia la vita, come saprà cosa sia la morte?»
Il Confucianesimo considera le buone relazioni umane come essenziali al buon funzionamento della società, la virtù morale come la base del buon governo. La sincerità ha un posto importante che permette all'uomo di liberare la sua natura propria. Sviluppando la sua sincerità, l'uomo sviluppa la sincerità attorno a lui.
La nobiltà non è uno statuto sociale ma uno stato d'animo: la ricerca di un ideale del bene, del bello e del vero... Così, Confucio preconizza l'amore della verità, la bontà, la generosità, buone relazioni familiari, e fa delle formule di cortesia un'obbligazione importante.
L'interdipendenza di tutte le cose
Secondo l'insegnamento di Kong Zi, l'uomo deve prendere in considerazione l'interdipendenza di tutte le cose e servire in priorità l'interesse della collettività o dello Stato. Fa parte di una gerarchia sociale e familiare fissa (relazione genitori-figli, sovrano-suddito...). È un essere relazionale con un posto specifico in una società.
I testi del Confucianesimo, in particolare i Colloqui, parlano così del governo umano, vetta di questa gerarchia. Il dirigente deve essere superiore al comune dei mortali nel senso che mostra l'esempio: investito di una missione, deve essere istruito, sincero, esemplare, privilegiare l'atto alla parola...
Deve essere virtuoso perché la virtù è la base di ogni buon governo: «Se un uomo sa governarsi da se stesso, quale difficoltà avrà nel governare lo Stato? Ma chi non sa governarsi da se stesso, come potrà governare gli altri?» «Soffre di mancare di talento, non di essere ignorato dagli altri» spiega Kong Zi a proposito del buon dirigente.
È l'intermediario tra gli uomini e il divino (il Cielo o il Cosmo). D'altronde, l'armonia sociale è strettamente legata all'armonia dell'universo, da cui la presenza di riti religiosi dove il sovrano gioca il ruolo di primo sacerdote.
La società, secondo Confucio, è a immagine della natura, l'ordine sociale si modella sull'ordine cosmico. L'Imperatore essendo il rappresentante celeste sulla terra, in caso di catastrofe naturale, è ritenuto responsabile. E per ogni persona, un problema è percepito come il frutto di un errore anteriore (da cui l'apparente assenza di compassione per le persone nella sventura).
Il Confucianesimo e i Cinesi
Il Confucianesimo, più vicino alle realtà sociali e politiche del Taoismo e del Buddhismo che si potrebbero qualificare come più spirituali, è probabilmente più accessibile, in termini di comprensione, al comune dei mortali.
È probabilmente per questo che oggi ancora, la società cinese è fortemente segnata dagli insegnamenti di Confucio. Il perfetto confuciano è in qualche modo un gentiluomo, istruito, rispettoso degli altri e delle tradizioni, e avente il senso del dovere.
Quale posto per il Divino?
Contrariamente alle religioni monoteiste provenienti dal bacino mediterraneo, il Confucianesimo non cerca di spiegare il divino, Confucio avendo sempre evitato di speculare sul tema trascendentale. Il saggio si contentava di pensare che il Cielo decidesse in ultimo ricorso del destino degli esseri viventi e che uno dei fini dell'uomo dovesse essere di comprendere il funzionamento celeste. Questa dottrina accetta il mondo così com'è, senza volerlo cambiare, soltanto adattandovisi.
Così, non c'è nel Confucianesimo un male perturbatore all'immagine del Diavolo presso i Cristiani, né un obiettivo al di là della vita terrestre come il paradiso post mortem. Il praticante confuciano agisce per la sua vita presente e la sua reputazione dopo la morte.
Idem per il peccato, le pratiche contemplative o la mortificazione: il fedele del Confucianesimo cerca soprattutto di agire nel miglior modo possibile e gli errori fanno parte del processo di educazione. La magia è limitata agli usi tradizionali di omaggi alle divinità...
L'evoluzione in China
La filosofia di Confucio fu quella ufficiale degli Imperatori della Dinastia Han (206 avanti JC-220 dopo JC), e i suoi precetti furono strettamente legati all'espressione del potere.
Successivamente in secondo piano malgrado un culto reso a Kong Zi, il Confucianesimo ritorna con forza sotto la Dinastia dei Song (960-1278 dopo JC). A questa stessa epoca emerge una nuova variante, il neo-Confucianesimo di Zhu Xi, che stima che lo scopo di ogni uomo sia di aprirsi al bene supremo.
Più che un'eredità di Confucio (Kong Fu Zi), il Confucianesimo è una genealogia intellettuale iniziata con il grande filosofo e che ha saputo innestarsi con il Taoismo e il Buddhismo. Così, non è necessariamente giusto opporre i tre insegnamenti, che nella realtà focalizzano su aspetti diversi.
Il Confucianesimo è spesso considerato come la religione (o piuttosto filosofia) che ha permesso l'unità della China (interesse collettivo superiore = l'ideologia di un'unica China). Strettamente associato al potere statale, era un oggetto di studi obbligatorio per tutti i funzionari cinesi fino al 1905.
Successivamente, all'avvento della Repubblica in China (1911), il Confucianesimo è abbandonato da molti giovani intellettuali ma rimane vicino allo Stato. È chiaramente Mao Zedong che lotta di più contro la dottrina, e per estensione tutte le filosofie non-marxiste, durante la Rivoluzione culturale.
Il Confucianesimo si è esportato al di fuori dei confini cinesi: la dottrina trova un forte eco in Vietnam, in Corea del Sud e in Giappone o persino in Indonesia (6ª religione ufficiale dal 2006), così come naturalmente in Occidente dove sempre più persone si interessano alle filosofie e ai modi di pensiero orientali.
Oggi, se lo Stato cinese è ufficialmente non religioso, le idee di Confucio hanno profondamente segnato l'insieme della società dell'Impero di Mezzo. Ogni cinese, quale che sia la sua classe sociale, è più o meno influenzato da questa filosofia.
«Vincere se stesso, rendere al proprio cuore l'onestà che aveva ricevuto dalla natura, ecco la virtù perfetta ... Dipende da ciascuno essere perfettamente virtuoso.» Confucio


